Le Voci di Corridoio sono cinque cantanti e tre musicisti, provenienti da differenti esperienze
musicali, ma accomunati dalla passione per la musica swing e più in generale per le melodie ed i
ritmi del passato, quelli che hanno fatto ballare e innamorare le nostre mamme e nonne.
Il loro repertorio si rivela così un piccolo viaggio nel tempo, attraverso la rivisitazione di celebri
canzoni che fanno parte della vita e del costume italiano dagli anni ’30 agli anni ’60 e che hanno
accompagnato avvenimenti lieti e drammatici della nostra storia.
Le più celebri canzoni di Natalino Otto, Alberto Rabagliati e di altri grandi del passato ritrovano le
sonorità ora ironiche e scherzose, ora calde ed avvolgenti che le hanno rese indimenticabili, e
risultano ancora molto piacevoli ed attuali, grazie alla rielaborazione delle Voci. Le partiture vocali
sono originali e scritte per cinque voci, anche quando il brano in origine era interpretato da un
solista. Lo spirito di formazioni storiche quali Trio Lescano e Quartetto Cetra, rimane comunque
inalterato, mentre l’interpretazione scanzonata dei cantanti, accompagnati da un trio strumentale
affiatato, conferisce ai brani una nuova freschezza e un gusto del tutto personale.
Oltre alle più note “canzonette all’italiana” (Pippo non lo sa, Maramao perché sei morto, Un bacio
a mezzanotte), le Voci di Corridoio propongono alcuni classici americani (Cheek to cheek, Blue
Moon, Chattanooga Choo Choo), che indubbiamente hanno influenzato autori ed interpreti di casa
nostra e che sono entrati a far parte del nostro patrimonio musicale.
Lo spettacolo dal vivo trova la migliore collocazione nei club e nei teatri, e riesce a coinvolgere un
pubblico eterogeneo, coinvolto dall’atmosfera retro e dai divertenti aneddoti sui protagonisti e le
vicende dell’epoca narrati dalle Voci.
Un disco che propone una riflessione sul nuovo swing, su quel "cut-up" musicale con un'attenzione particolare alle pratiche di replicabilità dei nostri affollati tempi musicali. Un viaggio visivo e sonoro attraverso pratiche estetico-musicali di ricombinazione.
Al centro delle Voci di Corridoio c’è sempre un continuo omaggio al Quartetto Cetra, citato anche nelle più piccole sfumature, ma con un gusto particolare per l’ipercomposizione che sarebbe piaciuto a Virgilio Savona e compagni, visto che anche loro attuarono la medesima operazione con i Mills Brother’s e con gli Ink Spot.
“L’importanza del microfono”, fisiologicamente corretto , è quasi una metafora, visto che l’epoca a cui si riferisce il gruppo si divideva in cantanti microfonici e non microfonici. Del resto lo stesso microfono fece la sua comparsa come trasduttore e prolungamento del megafono, che l’aveva preceduto. Non è un caso che il guest sia Caparezza, cultore dell’arte del megafono. Fabrizio Bosso è invece l’ospite d’onore di “Crapa pelada” (brano alla base del duraturo sodalizio fra Gorni Kramer e Tata Giacobetti), perfetto per sfoggiare un assolo velocissimo, che sembra citare i fasti “Prestige”. Altrettanto incalzante è l’intervento di Francesco Cafisio nel divertente cha cha “La moglie di mio marito” di Fabor. Per il resto swing come se piovesse. Charleston, one-step, shimmy, lindy-hop, black bottom in un esplosivo “mash-up” musicale fuori dalle tradizionali categorie di genere.